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Maglio di Breganze Linee FTV 20/21/22/44 fermata Breganze (zona artigianale o centro) Riconosciuto dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (Decreto 16.09.1985 - legge n. 1089/1939) come importante complesso rustico di formazione medievale, il Maglio di Breganze è un autentico documento di civiltà rurale di estremo interesse storico-etnologico. Tuttora agibile, conserva strutture originarie per lo svolgimento di attività metallurgiche, meccanismi che regolano il flusso e la caduta dell’acqua e particolari congegni mossi dall’energia idraulica. E’ uno dei rari esempi di struttura produttiva pre-industriale conservatasi allo stato originario: una delle sue principali funzioni era la lavorazione del ferro puro, proveniente in particolare dalle miniere di Torrebelvicino. Il complesso produttivo risale al XVII secolo ed è costituito da un insieme di edifici rustici in muratura a ciotoli e laterizio, con tetto a capanna e solai in legno: attivo fino al 1978, il Maglio è posto al piano interrato e conserva un vasto repertorio di oggetti tradizionali di grande interesse etnografico. Tra questi i “cavasparasi”, le nasiere, i picconi, i “diradai” le menare (asce), i menaroti (scuri) e i menarini (accette), le incudini, le pale da fornaio, le zappe e una moltitudine di oggetti destinati ad altrettanti utilizzi. Il Maglio di Breganze è visitabile tutti i giorni su prenotazione: l’ingresso è libero.
Linea diretta con la natura
Grotte di Oliero Linee FTV 49 fermata Oliero di Sotto Situate nella Valle del Brenta, nel territorio del comune di Valstagna, le Grotte di Oliero sono il principale scarico idrico del massiccio carsico dei Sette Comuni e le più grandi sorgenti valchiusane d’Europa: da queste grotte proviene la maggior parte dell’acqua, assorbita attraverso inghiottitoi e voragini, dell’Altopiano di Asiago. Le grotte dopo essersi formate hanno subìto il fenomeno del concrezionamento, che ha dato origine a un paesaggio di stallattiti, stalagmiti e colate calcaree davvero unico e quasi surreale. L’età di queste concrezioni non è mai stata calcolata con precisione, ma viene fatta risalire a circa 25-30.000 anni: prima di questo periodo, infatti, le grotte erano invase dall’acqua e in un ambiente sommerso la formazione di qualsiasi forma calcarea risulta di fatto impossibile. La temperatura dell’aria all’interno è di 12°C, quella dell’acqua è di 9°C circa, la profondità del laghetto principale (nel Covolo dei Siori o grotta Parolini, in onore del suo scopritore, che la esplorò nel 1822) è di 28 metri. Attualmente solo quattro grotte sono aperte al pubblico: le due più alte, il Covolo degli Assassini e il Covolo delle Sorelle (attualmente asciutti), e le due inferiori, il già citato Covo dei Siori e il Covol dei Veci. Per entrambe le sorgenti le variazioni di portata sono rapidissime e nel giro di qualche ora potano ad aumenti di diversi metri cubi. Le cavità sommerse delle grotte ospitano alcuni esemplari di un raro fossile vivente: il Proteo, un anfibio di colore rosato e completamente cieco. Che vive 80-100 anni circa e può sopravvivere senza nutrirsi anche per 4 anni. Presente solo nelle cavità del Carso triestino e sloveno, fu introdotto da Parolini per verificare se potesse ambientarsi e svilupparsi anche nella sua grotta: perso di vista, non se ne seppe più nulla fino al 1964, quando venne avvistato da alcuni speleo-sub, a dimostrazione che l’esperimento era perfettamente riuscito. Nei pressi delle Grotte di Oliero è possibile visitare il Museo di Speleologia e Carsismo e passeggiare nel Parco di Oliero attraverso il “sentiero natura”, un percorso illustrato attraverso targhe e tabelloni tematici sulla vita del bosco, il rapporto tra uomo e ambiente, la geologia delle montagne e naturalmente su flora e fauna. Le visite in grotta sono possiibili da giugno ad agosto su prenotazione. In viaggio con gusto MUSEO DEL VINO DI GAMBELLARA Linee FTV 29 fermata Gambellara scuole Realizzato grazie al contributo della Famiglia Zonin, il Museo del Vino di Gambellara raccoglie una collezione di strumenti enologici storici e di attrezzature per la produzione vinicola che datano dalla metà dell’800 ai giorni nostri. Vi si conservano gerle per il trasporto sulle spalle dei grappoli d’uva, biciclette speciali per la consegna delle damigiane presso le osterie, carri (per i trasporti sulle lunghe distanze) e botti di tutte le dimensioni, alcune delle quali davvero imponenti. Ma non solo: il Museo del Vino, oltre ad una collezione di bicchieri antichi in vetro di Murano, espone anche la più importante raccolta di francobolli a tema enologico esistente, ben 4000 pezzi riguardanti viti, vino e affini che affianca una raccolta di libri antichi, proclami ed editti della Serenissima Repubblica di Venezia, datati ‘400 e ‘500. Per concludere, un volume del Bacci pubblicato nel 1596 e riguardante le produzioni vinicole italiane dell’epoca: il “Denaturalim Vinorum Historia”. Il Museo è aperto tutti i giorni, dal lunedì al sabato, e l’ingresso è libero. Su appuntamento.
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